Ciao viaggiatori!
In quest’avventura che chiamiamo mondo, partiamo con una domanda: preferite viaggiare all’interno del vostro Paese o uscire sempre dai confini? Alcuni di voi risponderanno senza batter ciglio che, ovviamente, è molto più divertente andare all’estero, che ci sarà tempo quando saremo più anziani, di scrutare il nostro territorio. A questo punto, oltraggiati e feriti nel bel mezzo del loro patriottismo c’è chi risponderà che “insomma, viviamo nel paese più bello del mondo, perché mai dovremmo aver bisogno di uscire?”.

Io sono convinta che entrambi, in una sorta di Ying e Yang del viaggio, siano indispensabili per bilanciare la nostra vita.

Amo l’Italia.
Ne amo l’aria satura di profumi di prodotti tipici che riempiono le vie di suggestivi borghi. Amo quei vicoli che ondeggiando si trasformano nei viali principali addobbati di negozi, dove l’atmosfera si riempie di risate in festa. Adoro il cinguettio degli uccellini sulle nostre colline, la melodia delle onde che rinfrescano le spiagge, il silenzio romantico e pieno della montagna.
Amo la nostra musica, la nostra storia, la formazione geografica e la posizione del nostro Paese, la lingua ufficiale e tutti i suoi dialetti.
Amo la nostra gente.

MA! Come tutti i popoli, di tutti gli stati, di tutto il mondo, anche il mio ha dei difetti.
Come si dice a Napoli, “ogni scarraffone è bell’a mamma soya”. *
Ed è per questo che quando un certo comportamento o un determinato modo di pensare diventa parte della mia quotidianità, sento di aver bisogno di attingere dalla saggezza del mondo, prima che questo mi radichi dentro.

Abbiamo già toccato l’argomento più e più volte. Quando varchiamo i confini del nostro stesso paese, quasi lasciamo a casa la persona di cui quotidianamente vestiamo i panni. Ci troviamo così ad esser osservatori più attenti, viandanti più curiosi, persone più umane. E così seduti in spiaggia al tramonto ci ritroviamo senza fiato circondati da tutta quella bellezza, eppure, quando siamo a casa, siamo i primi a rintanarci in casa con l’aria condizionata. E il magiare? ah, che dilemma la cucina per un italiano in vacanza. Passiamo dall’amare tutto quello che assaggiamo, persino quel cibo che in un ristorante a casa definiremmo troppo semplice e neanche ordineremmo, al sentire la mancanza della gastronomia di casa tanto da esser pronti a rientrare dal viaggio. Ci buttiamo completamente nella cultura locale e assaggiamo da una bancarella per strada quello che un ragazzo sta cucinando e servendo così senza guanti che, mamma mia, fosse successo da noi l’avremmo guardato anche con un po’ di sospetto. E quel bambino per strada? Ci si stringe il cuore, e vorremmo tanto aiutarlo.. ma se fosse a casa no, sarebbe sicuramente lì per finta, per impietosire la gente, figlio di qualche approfittatore, o peggio.

Quando viaggiamo, siamo degli spettatori oggettivi di una realtà estranea alla nostra.

Potremmo riassumerlo con il classico concetto del valutare meglio un problema quando non ci si è dentro, quando si fa un passo indietro e lo si guarda da lontano. Ecco, inconsciamente, questo è quello che facciamo ogni volta che viaggiamo. E fate bene attenzione, non si parla affatto di criticare, noi viaggiamo per apprendere, non per fare paragoni distruttivi. Semplicemente, quando ci allontaniamo da casa non dobbiamo più pensare al lavoro, alla spesa, alle bollette, alla passeggiata con il cane, al regalo di laurea, di compleanno, di battesimo, alla videochiamata, alla parrucchiera, all’estetista, alla partita, all’allenamento, alla visita medica, dentistica, ginecologica e dermatologica(..) , e questo sentimento di leggerezza permette al senso di responsabilità verso il mondo e alla nostra parte umana più emotiva di riemergere. Ed ecco che torniamo a provare più sentimenti, a sentire con più pienezza quegli stessi sentimenti per cui non abbiamo mai tempo.
Il viaggio attraverso culture differenti dalla nostra ci mostra le meraviglie del mondo, ma ci sbatte anche in faccia le crudeltà e i soprusi che non vorremmo mai accadessero. Casa nostra è forse più sicura e innocente? Certo che no. Essere decentralizzati dalla quotidianità ci permette di vedere con maggior chiarezza, mentre a casa siamo protagonisti delle nostre stesse vite, all’estero siamo spettatori curiosi.
E così succede che torniamo a quella vita là, quella “vera” e casa è sempre la stessa, ma noi no. Noi no, perché abbiamo imparato una volta in più il bello e il brutto della vita e abbiamo deciso di farne tesoro, di tenerlo a mente in ogni nostro gesto, per rispetto di quell’ IO che settimana scorsa era chissà dove dall’altra parte del mondo, a promettersi cosa avrebbe fatto una volta tornato a casa, a darsi nuovi obbiettivi, a ricordarsi che siamo tutti esseri umani, su questa unica Terra.

Ecco perchè penso che servano tutti e due i tipi di viaggio.
Cerchiamo di prendere il meglio di ogni cultura quando siamo via e di ogni persona che incrocia la nostra strada, facciamolo nostro nella quotidianità della nostra vita, e diffondiamolo nel nostro Paese. Possiamo esser sempre meglio di così. Ce lo dobbiamo.

Travel to be more.
Giada. ☀

* Forma dialettale di origine napoletana, letteralmente “Ogni scarafaggio per la sua mamma è bello”. Significa che l’amore della madre verso il proprio piccolo è immenso, che se anche possa essere il più brutto, l’amore incondizionato lo rende bellissimo. In questo caso, la frase sottolinea come io apprezzi il “mio” Paese, nonostante i lati negativi.

PS. Ricordati di cliccare dal menù principale la pagina “Diario di viaggio”, per leggere tutti gli articoli a spasso per il mondo! ☺

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