” Il problema non è il problema.
Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema.
Comprendi?”

J. Sparrow

Gli inconvenienti capitano. Può essere una dimenticanza innocente, un ritardo inaspettato o un imprevisto davvero scomodo.
In ognuno di questi casi, la velocità della risoluzione sarà direttamente proporzionale al vostro atteggiamento rispetto alla problematica creatasi.

La pappardella al giorno d’oggi è sempre la stessa: poco tempo per fare le cose, troppa fretta di farle, ansia per inconvenienti a cui non abbiamo voglia e tanto meno tempo da dedicare. Risultato? solo tanto stress, che può trasformare un semplice imprevisto in un’intera giornata “no”. Per questo voglio raccontarvi un anedottoto su come rischiai di farmi chilometri e chilometri a piedi sotto il sole cocente in seguito ad un guasto alla macchina e di come non ho mancato una volta sola di raccontarlo ridendo.
Perchè? Perchè non avevo bisogno di controllare il tempo, avevo bisogno di imparare a gestire un certo tipo di situazioni.

Ottobre 2016,Keahiakawelo, Lānaʻi, Isole delle Hawaii.

Terza settimana alle Hawaii e pare di abitarci da sempre. Oggi mi trovo a Lānaʻi, considerata la sesta isola per grandezza, su un totale di sette abitabili. Ho raggiunto questo piccolo paradiso in una decina di minuti d’aereo, con un volo interno. L’aeroporto d’arrivo è una stanza con un ufficio informazioni e un bagno pubblico nella sala d’ attesa, composta a sua volta da una dozzina di sedie.
Lānaʻi é conosciuta anche come “pineapple island”, perchè i suoi terreni sono sempre stati utilizzati per le piantagioni di ananas. Non a caso, le isole delle Hawaii rimangono tra le più importanti esportatrici a livello mondiale di questo frutto, ed è proprio a loro che dobbiamo il commercio delle gold, le ananas di piccola taglia più dolci che ci siano.

La produzione si sposta sulle isole vicine quando nel 2012 Lānaʻi viene comprata da Larry Joseph Ellison, considerato ad oggi il settimo uomo più ricco al mondo, secondo la rivista statunitense “Forbes”.
Attualmente i motivi per andare alla scoperta di queste lunghe spiagge dorate sono due: siete dei VIP che cercano di sfuggire ai paparazzi e volete rilassarvi in un resort di extra lusso senza esser disturbati, oppure volete guidare una 4×4 in un’isola che conta poco più di 3000 abitanti e tuffarvi direttamente in una grande piscina naturale all’aperto quando, all’alba, uscite scalzi dalla vostra tenda vista Oceano.

Direi che se siamo tutti d’accordo, passo direttamente alla 4×4.

Allora, sia chiaro che sull’isola sono completamente assenti i mezzi pubblici, quindi, a meno che non vogliate metter mano continuamente al portafogli e spostarvi in taxi, sarete obbligati a noleggiare una macchina e anche lì non avrete libertà di guardare al risparmio.

Data la geografia del territorio, la scelta tra le vetture da noleggiare non è particolarmente vasta, ma questo mi permette di stringere in mano senza sensi di colpa le chiavi di una bellissima Jeep grigia a cui, secondo il budget settimanale che mi sono data, avrei dovuto senza dubbio rinunciare.
Compreso di tasse statali assicurazione e varie, pago più di 150 dollari per il noleggio di un solo giorno.
Leggo attentamente il contratto che sto per firmare e la ragazza alla scrivania evidenzia gentilmente le condizioni che devo assolutamente rispettare onde evitare eventuali multe.
Tra le più simpatiche:
– non uscire assolutamente dai sentieri e dalle strade segnalate;
– riportare la macchina più pulita possibile (se sarà sporca di terra vorrà dire che si è andati in luoghi non permessi);
– non abbandonare la vettura;
– solo chi è registrato può guidare l’auto.
Se le ho infrante? Beh, adesso mi dite che avreste fatto voi al posto mio.

Garden of the Gods, o Keahiakawelo in lingua locale, è uno dei posti più rilassanti in cui sia stata durante il mio viaggio alle Hawaii.
Situato a una decina di chilometri a nord-ovest di Lānaʻi City, unica cittadina dell’isola, ad un’altra quindicina piú a nord di dove pernotto, guido in solitaria attraversando paesaggi completamente differenti tra loro. Percorro strade più ripide con tanto di tornanti e vista sull’oceano, vie sterrate in mezzo a maneggi e campi verdeggianti e poi ancora carreggiate perfettamente asfaltate che tagliano lembi di terre perfettamente piane e libere di ingombri.
Una volta arrivata a destinazione, trascorro poco più di un’oretta in totale tranquillità, a spasso in quella che possiamo barbaramente definire una distesa infinita di ”sassi giganti”. Il panorama a perdita d’occhio di terra rossa, si sussegue di sali e scendi fino a trasformarsi in fine sabbia dorata, creando una spiaggia lunghissima che si adagia in mare.

La veduta é mozzafiato.

Scatto un paio di fotografie, qualche video ricordo del posto e lo stomaco inizia a brontolare. Effettivamente non ben organizzata, mi accorgo di essermi portata dietro solamente una bottiglietta d’acqua. Neanche a dirlo, di posti dove prendere un qualsiasi cosa da mangiare non se ne vedono per chilometri. Mi avvio alla macchina, salutando i primi e unico turisti che incontro, una coppia anziana americana.

Metto in moto e mi guardo intorno. Il riflesso dell’acqua in lontananza mi fa decidere in fretta di posticipare il pranzo, “giusto il tempo di un tuffo” penso, e mi dirigo dalla parte opposta di dove sono arrivata qualche ora prima.

Cinque, dieci, quindici, dopo venti minuti mi fermo. La desolazione. Davanti a me una strada infinita che si snoda verso l’oceano, decisamente troppo lontano per definire la distanza. Quante curve ci saranno ancora? e una volta arrivata potrò fare il bagno o sarà spiaggia privata di qualche resort? Di alberghi neanche l’ombra. In effetti, di nessun esser vivente neanche l’ombra.

É una bellissima giornata, cielo limpido, brezza leggera, l’aria è asciutta. Solita giornata perfetta alle Hawaii.

Riguardo l’oceano, lontanissimo, pare di non essermi mossa di un passo per arrivarci. Di nuovo brontolio allo stomaco.
Un po’ sconsolata e accaldata opto per tornare indietro e vedendo uno spiazzale a pochi metri, mi ci dirigo per fare inversione e tornare sulla strada di casa. Sono appena entrata quando l’auto rallenta e inizia ad infossarsi.

”Merda”.

Inserisco la retro e assicurandomi che non arrivi nessuno (ma chi vuoi che arrivi?) cerco di uscire. Niente. La macchina si infossa ancora di più. Accellero, le ruote girano sul posto sollevando un polverone di terra rossa arida che avvolge l’auto. Mi fermo un attimo, spengo il motore.


” Sono alle Hawaii, è una giornata bellissima, forse sono solo un po’ storta con le ruote e ho preso una buca, basta stare calmi e andrà tutto bene.”

Intanto però inizio a sudare. Giro la chiave, la macchina parte, inserisco la retro, accellero lentamente, poi più forte. Niente. Srazzata, fumata rossa, macchina che scende.

Spengo e sospiro. Questa non ci voleva. Sono neanche le due del pomeriggio, il sole batte forte, il cappellino non è mai stato un mio must have. Sono da sola, non ho modo di chiamare perché non ho la sim locale e di persone nel giro di chilometri neanche il suono. Prendo su la bottiglietta d’acqua, la borsa con il telefono e il portafogli e scendo dalla macchina. Devo cercare aiuto.

A migliorare l’umore, la Jeep è un disastro: completamente sporca. Ruote, sportelli, vetri, specchietti, tutto ricoperto di polvere rossa. La fisso per qualche minuto.

”Merda.”

Chiudo la macchina e mi avvio a piedi sulla strada del ritorno. Mi volto due o tre volte andando via: ” fa che non la prenda nessuno, non esistono i ladri alle Hawaii, fa che non esistano oggi o che nessuno la denunci abbandonata lí” penso.

La strada è tutta uguale, nell’aria solo il rumore dei miei passi. Ma camminare aiuta a riflettere, e allora avviene la magia. L’umore migliora, la paura passa. In fondo, ho tanto di quel tempo, perché affannarmi? Che impegni ho nel pomeriggio? Tardo a lavoro forse? Non ho più preoccupazioni, non ho più ansie. Sicuramente tra poco troverò qualcuno che sarà gentilissimo e mi aiuterà a tirar fuori la macchina, perchè sono alle Hawaii e qui, se ci siete già stati me lo saprete confermare, va sempre tutto bene. Il loro stile di vita gira tutto intorno al concetto di Aloha, traducibile letteralmente in ”ciao”, ma davvero pieno di significato e valore a livello astratto.

Arrivo al Garden of the Gods, il luogo che mi ero lasciata alle spalle quando decisi di dirigermi verso la costa. Non ho guardato a che ora sono partita, ma credo di star camminando da quasi mezz’ora. Ancora nessun turista, ancors nessuno di nessuno.

”Ottimo”, penso, “stasera mi merito due cene per questa camminata del suicidio”.

Faccio appena un centinaio di metri e sento un motore, mi illumino. Mi blocco e inizio a guardarmi intorno, anche il respiro diventa meno rumoroso e quando vedo il fuoristrada in lontananza inizio a sbracciarmi.
”Hey! Heey! Help me! Heeey!”

Mi metto in mezzo alla strada rossa.
“HEEEEEYYY!”, sto urlando.
Inchiodano, un uomo si sporge dal finestro.

Sospiro. Adesso sto veramente meglio, lo stomaco ancora un po’ girato. Potremmo chiamarle solite inutili preoccupazioni. “E se non riuscissero ad aiutarmi? Dovrei farmi portare al centro noleggio e pagare il carroattrezzi? e poi la multa per esser uscita fuori strada e per la macchina sporca? Ma mi rimarrebbe i soldi per continuare il viaggio? DOVREI TORNARE PRIMA DEL PREVISTO IN ITALIA?”..

Spiego all’uomo alla guida del pick up cosa sia successo, con un linguaggio non esattamente tecnico. Il ragazzo di fianco a lui mi fissa in silenzio, alle loro spalle altri due uomini ascoltano attenti quello che sto cercando di dire. Si offrono subito di darmi una mano, dicono qualcosa tra di loro e ridacchiano. Mi sento un po’ stupida. Una ragazzina italiana, impantanata con la macchina.
Mi fanno cenno di salire nel cassone e capisco perchè stavano ridendo.
Di ritorno da una evidente battuta di caccia, nel retro del furgone ci sono i corpi di tre o quattro cervi. Riesco a distogliere lo sguardo dalle loro teste, ma nel vuoto ho impresse le macchie di sangue sotto di loro. Chiudo un attimo gli occhi, giro la testa da un’altra parte. L’esitazione basta a far capire ai cacciatori che non mi sento a mio agio. Accenno un movimento per salire dietro con tutta calma, cercando di capire dove cacciare i piedi, quando per fortuna uno di loro scende e mi fa cenno di andare davanti. Senza tante moine vado a sedermi, stomaco ufficialmente capottato a testa in giù.

Li conduco fino alla mia auto, quando la vedono stanno un attimo in silezio a fissarla da dentro il loro furgoncino. Parlano tra di loro, non capisco una sola parola. Quando scendono e si mettono ad armeggiare con corde e a spingere la macchina, per un attimo temo per il peggio. Le mie preoccupazioni stanno prendendo forma, le ruote continuano a girare nel solco che avevo già creato io, l’auto non si muove.

“Giada calma, avere più ansia non rimetterá l’auto sulla careggiata”.

Insistono ancora qualche minuto e, finalmente, con uno scatto la Jeep si avvia all’uscita della piazzola. Che sollievo! Devono essermisi illuminati gli occhi. Inizio a urlare e a sorridere e a ringraziare tutti, metà problema è andato. Finiscono la manovra e la rimettono in strada dal verso giusto di marcia per tornare a casa, vorrei abbracciarli. Li ringrazio, li invito alla sera al bar per offrir loro qualcosa e potermi sdebitare, insistono nel non volere niente ma mi sorridono, salutano e vanno via. Sono molto più amichevoli adesso, c‘è aria di Aloha.

Mentre torno verso casa, penso a tutto quello che ho provato in quelle ore. Prima il panico, poi la rabbia, la fame, la calma, la tristezza, l’ansia, poi il sollievo, la gioia. L’adrenalina mi ha fatto salire ancora più fame, l’unica cosa che desidero adesso è mangiare e stendermi in spiaggia davanti alla mia tenda e alternare tuffi e frutta fresca fino a che non sarà ora di andare a dormire. Incredibile come, con il senno di poi, ci si renda conto di quante preoccupazioni inutili ci si faccia carico continuamente.

Stesa all’ombra della palma che preferisco qui a Hulopoe beach, la spiaggia davanti a cui ho piantato la tenda, guardo l’auto ferma nel parcheggio. Lercia. Completamente sporca, completamente impovelverata. C’è un solo lavaggio auto nell’isola, ed è quello dell’agenzia di noleggio in cui ho preso l’auto.

Penso più volte a quanto potrebbe esser la multa e, ormai rassegnata, mi consolo di come sarebbe potuta andare e mi rallegro di come invece si sia conclusa la giornata. Non sono una brava contabile, ho decisamente sforato il budget settimanale.

“E quindi? Non ho imparato niente?”

Anche stavolta, l’umore ritorna alle stelle, la tassa non è più un problema. ”Pagherò quello che c’è da pagare e via, sono alle Hawaii, niente scalfirà ancora questa giornata.”

Ultimo sguardo al cielo stellato e mi vado a letto, domani mattina mi sveglierà al solito la luce del sole e dopo colazione andrò a restituire l’auto.

Apro gli occhi, a svegliarmi un rumore fuori dalla tenda che non riconosco. Piove forse? Mi infilo gli occhiali ed esco, sta albeggiando, il cielo ancora rosato.
Guardo la Jeep nel parcheggio e scoppio a ridere, non ci posso credere.
Il giorno prima devo aver parcheggiato l’auto davanti agli spruzzi di irrigazione del giardino del campeggio, senza accorgermene. Mi avvicino alla macchina, un lato completamente lavato. Corro a prendere le chiavi ancora sorridente, voglio approfittare del momento. Metto in moto e la giro dall’altro lato.


Macchina completamente lavata. La parcheggio meglio, vento e sole l’asciugheranno in pochissimo.

É un’altra magnifica giornata sotto il cielo delle Hawaii. Mi vesto con calma, faccio colazione e salgo in macchina verso Lānaʻi City, pronta per riconsegnare l’auto al noleggio. Entro in ufficio, chiavi in mano, contratto nell’altra, la macchina perfetta e pulita parcheggiata davanti all’ingresso.
”How it was? Everything was good?”
”Yes, thanks. It was a great day.”


Lānaʻi, e chi ti scorda più. 🌺🙏

Giada. ☀️

“Il problema non é il problema.

Il problema é il tuo atteggiamento rispetto al problema.

Comprendi?

J. Sparrow
Silenzio e serenità sull’unica strada che porta a Lānaʻi City .
Garden of the Gods, o Keahiakawelo in lingua locale.
La strada che decisi di intraprendere per arrivare alla costa, apparentemente infinita.
Innamorata della terra rossa che caratterizza alcune delle Isole delle Hawaii.
Una scogliera a qualche minuto a piedi da Hulopoe Beach, la spiaggia che ospita il campeggio dove pernottavo.

8 Comments on “L’avventura che ha reso indimenticabile il mio soggiorno a Lānaʻi, alle Hawaii.”

  1. Certo, volentieri! Scrivi benissimo, ti leggerò con piacere 😊
    E la Cina ancora mi manca, oltretutto. Era nei miei piani per la prossima estate, assieme a Russia e Mongolia, ma qualcosa mi dice che dovrò rimandare… 😒

    "Mi piace"

      • Non ancora, purtroppo! Negli ultimi anni, mi ha colpito una fissazione per l’Oriente, quindi finisco spesso per guardare solo da una parte del mappamondo, salvo qualche bella eccezione.
        Però, le Hawaii son talmente lontane da esser sia ad Ovest che ad Est, tutto sommato… 😂

        Piace a 1 persona

      • Ahahahah direi che é una bellissima fissa! E sì effettivamente dista uguale dal Giappone e dall’America quindi la tua osservazione non fa una piega! 😜 ps! Tra poco pubblico un articolo sulla Cina, un’intervista fatta ad una ragazza che ci é stata! Se ti può interessare dacci un occhio quando hai tempo 😊

        Piace a 1 persona

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